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Tratto da “Lettere contro la guerra” di Tiziano Terzani


“Lettera da Firenze”
Perché non rivediamo la nostra dipendenza economica dal petrolio? Perché non studiamo davvero come avremmo potuto fare da una ventina d’anni, tutte le possibili fonti alternative di energia?
Ci eviteremo così d’essere coinvolti nel Golfo con regimi non meno repressivi e odiosi dei talebani; ci eviteremmo i sempre più disastrosi “contraccolpi” che ci verranno sferrati dagli oppositori a quei regimi, e potremmo comunque contribuire a mantenere un migliore equilibrio ecologico sul pianeta. Magari così salviamo anche l’Alaska che proprio un paio di mesi (il libro di Terzani è stato pubblicato nel 2002 n.d.r.) fa è stata aperta ai trivellatori, guarda caso dal presidente Bush,le cui radici politiche - tutti lo sanno sono fra i petrolieri.
A proposito del petrolio, […] con tutto quello che si sta scrivendo e dicendo sull’Afghanistan in questi giorni, pochissimi fanno notare che il grande interesse per questo paese è legato al fatto di essere il passaggio obbligato di qualsiasi conduttura voglia portare le immense risorse di metano e di petrolio dell’Asia centrale (vale a dire di quelle repubbliche ex-sovietiche, ora tutte , improvvisamente alleate con gli Stati Uniti), verso il Pakistan, l’India e da lì nei paesi del Sud Est Asiatico. Il tutto senza passare dall’Iran. […] E’ per questo che nell’America stessa alcuni intellettuali cominciano a preoccuparsi che la combinazione fra gli interessi dell’industria petrolifera e quelli dell’industria bellica – combinazione ora preminentemente rappresentata nella compagine al potere a Washington – finisca per determinare in un unico senso le future scelte politiche americane nel mondo e per limitare all’interno del paese, in ragione dell’emergenza anti-terrorismo, , i margini di quelle straordinarie libertà che rendono l’America così particolare.
[…]


“Lettera da Kabul”
L’attuale diffusa indifferenza verso quel che sta succedendo agli afgani, ma in verità – senza che ce ne accorgiamo – anche noi stessi, ha radici profonde. Anni di sfrenato materialismo hanno ridotto e marginalizzato il ruolo della morale nella vita della gente, facendo di valori come il denaro, il successo e il tornaconto personale il solo metro di giudizio. Senza tempo per fermarsi a riflettere, preso sempre più nell’ingranaggio di una vota altamente competitiva che lascia sempre meno spazio al privato, l’uomo del benessere e dei consumi ha come perso la sua capacità di commuoversi e di indignarsi. E’ tutto concentrato su di sé, non ha occhi né cuore per quello che gli succede intorno.
E’ questo nuovo tipo di uomo occidentale, cinico e insensibile, egoista e politicamente corretto- qualunque sia la politica -, prodotto delle nostra società di sviluppo e ricchezza, che oggi mi fa paura quanto l’uomo con il Kalashnikov e l’aria da grande tagliagole che ora è ad ogni angolo di strada di Kabul. I due si equivalgono, sono esempi diversi dello stesso fenomeno: quello dell’uomo che dimentica d’avere una coscienza, che non ha chiaro il suo ruolo nell’universo e diventa il più distruttivo di tutti gli esseri viventi, ora inquinando le acque della terra, ora tagliandone le foreste, uccidendone gli animali ed usando sempre più sofisticate forme di varia violenza contro i suoi simili.